Executive coach: chi é

Quando racconto che sono una coach le persone rimangono perplesse, alcuni pensano che lavori in palestre, altri non hanno minimamente idea di cosa mi occupi. Altri ancora hanno incontrato formatori, consulenti che si presentano come coach. Forse è il caso di fare un po’ di chiarezza...

Cosa fa un coach?

Conduco le persone verso la loro situazione desiderata, come una carrozza, li aiuto a migliorare le loro perfomance sia nel mondo del lavoro che nella vita personale.

Come lavora un coach?

Non do consigli, non sono né un guru né un consulente. Non dico mai DEVI perché non sono io a decidere, non conosco la strada che il coachee percorrerà, mi limito solamente ad accompagnarlo. Non sono nemmeno una psicologa o una psicoterapeuta. Ho studiato un anno intero per diventare coach e ho lavorato profondamente su me stessa. Ho imparato ad ascoltare, anche il silenzio, a fare domande potenti di quelle che ti lasciano un attimo senza risposta, di quelle che molestano le tue credenze e i tuoi punti fermi, che ti fanno dire all’improvviso: “Potrebbe essere. Non ci avevo mai pensato!” Ho scoperto l’empatia verso le persone che è cosa ben diversa dalla simpatia, entro in contatto con ciò che provano senza farlo mio, in punta di piedi. Percepisco le emozioni, i sentimenti, ma non li faccio miei, non giudico mai, né in bene né in male. Ho imparato ad essere resiliente come i materiali che si adattano alle sollecitazioni, ma riprendono la forma originale. Faccio domande brevi, spesso scomode, e sospendo il giudizio sul mio coachee, non mi faccio mai una idea su di lui e su ciò che pensa. Lo aiuto a esplorare idee e punti di vista che non aveva preso in considerazione, lo aiuto a superare i suoi punti ciechi. Ogni persona sa dove vuole andare e come arrivarci io mi limito ad accompagnarla. 

C'è una frase che le è stata detta che le è rimasta impressa?

La frase più bella che mi è stata detta?  “Grazie! Non ci avevo mai pensato” Sapere di avere la capacità di aiutare le persone a dipanare i pensieri, a trovare la capacità di fare qualcosa, qualsiasi cosa mi fa stare davvero bene. Non credo sia un dono, piuttosto una conquista, frutto di impegno e dedizione.

Il coaching oggi

Quando vedo persone che si attribuiscono il ruolo di coach girando video su You Tube o organizzando webinair dove spiegano ciò che va fatto, vorrei intervenire per dire che questo non è coaching, è altro! É mentoring, è consulenza, è formazione. Ma non è coaching. Nulla di male intendiamoci, ma amo chiamare le cose con il loro nome.

Le parole e la comunicazione hanno quindi un ruolo fondamentale nel coaching

L’importanza delle parole per me è tutto, perché le parole generano situazioni e la scelta di un termine piuttosto che di un altro apre o chiude possibilità. Credo infatti nella comunicazione non violenta che si basa sui fatti e non sulle opinioni, delle quali ahimè, spesso non riusciamo a distaccarci. Una opinione, per quanto diffusa non sarà mai un fatto, ma può creare pregiudizio, chiusura nei rapporti. Diventando coach ho imparato molte cose prima di tutto su me stessa, e sul fatto che non esistono limiti insuperabili. Ho imparato a riconoscere prima di tutto i miei errori e ho scoperto che è sufficiente cambiare un piccolo meccanismo in un ingranaggio per cambiare tutto e permettere all’universo di allinearsi con me. Ho imparato a dare Feedback, a fare richieste ed offerte e soprattutto ho imparato ad imparare dalle mie azioni e da ogni cosa che mi accade…soprattutto dai miei errori.


Ti è stato utile questo articolo? Condividilo!

H-MI è un marchio di Elena Cavedagna.
p.IVA: 02408831200 C.F.: CVDLNE74S43A994Q
via Calindri 8F, 40127 Bologna Tel 351.9335068

Privacy Policy Cookie Policy